Sport a Contovello

Lo sport, nella storia, si è sempre affermato nei periodi di prosperità della società. Quando invece prevaleva la difficoltà, non ha mai trovato spazio. Proprio per questo motivo lo sport si è sviluppato in maniera di massa solo verso la fine del XIX secolo, quando in Europa lo sviluppo dell’industria, del commercio internazionale e della scienza portò a una grande ricchezza, soprattutto nelle città.

Contovello e tutti gli altri nostri villaggi non conobbero la cosiddetta “Belle Époque”. La vita era dura, il lavoro della pesca e della viticoltura richiedeva molto tempo e fatica, e non c’era spazio per lo svago sportivo. A Trieste, invece, le cose erano diverse: nell’unico porto austro-ungarico brulicavano le navi e fioriva il commercio. Molti triestini si arricchirono grazie a ciò.

Non è dunque un caso che lo sport sloveno, più precisamente la ginnastica, si sia affermato in città: a Trieste nacque e si sviluppò il movimento dei Sokol. I Sokol, però, consideravano lo sport in maniera globale e per questo miravano alla sua diffusione anche nei paesi circostanti. A tale scopo organizzarono la Unione del Sokol Slavo (ZSS), che riuniva tutte le società sokol. All’inizio del XX secolo, la ZSS si divise in “parrocchie”, ossia nel distretto triestino e in quello goriziano, il che significava che dal centro cittadino il movimento sokol si diffuse anche nei villaggi vicini. Gli abitanti di Contovello, però, non avevano una propria società che potesse aderire alla parrocchia, ma erano comunque al corrente degli avvenimenti. Così anche tra loro nacque l’interesse per lo sport.

In quel periodo, oltre all’atletica, la regina degli sport, si diffusero enormemente anche gli sport di squadra e il ciclismo. Nei villaggi sorsero associazioni giovanili, nelle quali i ragazzi del posto si riunivano coltivando non solo attività sportive, ma anche culturali. L’associazione giovanile Danica, attiva a Contovello negli anni 1924 e 1925, praticava anche il calcio. Venivano organizzate partite amichevoli con le associazioni di altri villaggi, ad esempio Prosecco (Adria) e Conconello (Višava); si disputavano a Contovello, a Prosecco e nel campo da gioco situato tra Prosecco e Opicina. Una società simile, Ladja, nacque nel 1926. Essa aderì anche alla nuova federazione che riuniva le società sportive slovene e che sostituì le “parrocchie”: l’Unione delle Società Sportive Slovene in Italia (USSDvI).

I contovellesi poterono allora, per la prima volta nella loro storia, praticare lo sport nel proprio villaggio, sebbene in forma non competitiva. Anche le ragazze avevano il loro sport di squadra, chiamato hazena. Questo sport fu inventato dai cechi nel 1905 (in ceco haziti significa “lanciare la palla”) e si diffuse soprattutto nei paesi slavi. L’hazena era una sorta di pallamano femminile giocata su un grande campo all’aperto, nella quale le giocatrici si passavano un pallone di cuoio con l’obiettivo di segnare gol. Ogni squadra era composta da sette giocatrici (tra cui una portiera) e la partita durava due tempi da 25 minuti ciascuno. Questa disciplina femminile suscitò da noi un notevole interesse; anche a Prosecco, in seguito, fu formata una squadra di hazena.

L’attività sportiva dell’Associazione giovanile Ladja non durò a lungo. I fascisti sciolsero la società e anche l’intera federazione USSDvI nel 1927.

Il periodo compreso tra il 1925 e il 1943, quando i fascisti furono al potere, fu estremamente difficile per tutti gli Sloveni d’Oltremare. Discriminazioni, divieto della lingua slovena, italianizzazione dei cognomi, soppressione di varie associazioni facevano parte della quotidianità; non mancavano neppure gli scontri fisici con gli Sloveni. I seguaci di Mussolini, come in tutti gli altri villaggi sloveni, anche a Contovello avevano un unico obiettivo: italianizzare la popolazione slovena e trasformare tutti gli abitanti in buoni italiani, pronti a sacrificare tutto, persino la vita, per la patria. A tale scopo la politica, rivolta soprattutto alle giovani generazioni, era piuttosto semplice: riunire tutti i ragazzi nelle organizzazioni giovanili (Piccoli Balilla, Avanguardisti…), vestirli con uniformi, addestrarli in varie attività (canto, pratica musicale, attività sportive). In questo modo i giovani sloveni avrebbero dovuto imparare ad amare il fascismo, il suo ordine e la sua disciplina; le autorità ritenevano infatti che nelle campagne mancassero allora ordine, pulizia e senso di civiltà.

Nell’ambito di questa politica di assimilazione, lungo la strada tra Prosecco e Contovello, nel luogo dove oggi sorge la scuola materna, fu costruito un centro ricreativo. Si chiamava Ricreatorio Prosecco ed era il luogo in cui si riunivano i giovani di entrambi i villaggi, che nel pomeriggio si dedicavano soprattutto allo sport: calcio, pallavolo, corsa (soprattutto sprint), atletica, pallacanestro. Queste attività erano rese possibili da due campi sportivi, uno all’aperto e persino uno al coperto. I giovani abitanti del villaggio, in condizioni mai avute prima, mostrarono tutte le loro abilità sportive. Il calcio si rivelò la regina dello sport prosechino-contovellese. In pochi anni, i contovellesi e i prosechini disputarono molte partite amichevoli, distinguendosi come calciatori di grande talento. I risultati più significativi, però, arrivarono da una disciplina che era allora solo agli inizi nei circoli sloveni d’Oltremare: il basket. Questo sport era particolarmente caro ai fascisti a Trieste, dato che in quel periodo la Ginnastica Triestina era addirittura campione d’Italia.

La squadra di basket del Ricreatorio di Prosecco, composta interamente da sloveni, partecipò con successo per ben tre anni (1935-1938) al campionato della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio). In un campionato i giocatori locali arrivarono persino al primo posto, nonostante non si confrontassero solo a livello provinciale, ma affrontassero anche le squadre dei ricreatori di Grado, della allora italiana Postumia e di Capodistria, e di Gorizia. Le trasferte, che per quei tempi erano piuttosto lunghe, venivano effettuate in treno a spese dei fascisti. Questi fornivano loro belle divise e un borsone, ma spesso rifilavano anche qualche schiaffo, o peggio, se i ragazzi osavano pronunciare una parola in sloveno.

La situazione peggiorava di anno in anno; la discriminazione contro gli sloveni diventava sempre più dura, mentre le tensioni politiche in Europa e le invasioni di Hitler in vari paesi lasciavano presagire l’arrivo della guerra. Alcuni giovani che frequentavano il centro ricreativo avevano già l’età per il servizio militare; inoltre, anche i fascisti, con la politica di riarmo, destinavano sempre meno risorse all’educazione dei giovani. Per questo l’attività del Ricreatorio si spense gradualmente. L’ultima partita amichevole di calcio fu disputata dai prosechini e dai contovellesi contro i soldati italiani della caserma presso Banne. Subito dopo divamparono i feroci incendi della Seconda guerra mondiale. I giovani di Contovello, come molti altri, si dispersero per il mondo. Le battaglie sportive si interruppero; al loro posto vennero in primo piano altre, ben più importanti battaglie: la lotta per la propria vita e quella per la vittoria sul fascismo.

Quando nel 1945 la guerra finì, nelle nostre zone regnava un grande entusiasmo per il successo del movimento di resistenza, ma al tempo stesso continuarono le tensioni con i nostalgici del fascismo, che spesso sfociavano in risse. Nel biennio 1945-46 a Trieste si susseguirono grandi manifestazioni operaie, e gli sloveni non erano più in posizione subordinata nell’ambiente cittadino: la lingua slovena risuonava anche nel cuore della città. Gli abitanti che prima e durante la guerra erano stati costretti a partire tornarono poco a poco nei nostri villaggi, mentre molti altri non fecero mai più ritorno; caddero sul campo di battaglia o nei campi di concentramento. In attesa del trattato di pace, che avrebbe poi risolto la questione a quale stato dovesse appartenere Trieste, riprese nuova vita anche l’attività sportiva degli sloveni d’oltreconfine. La rinascita del nostro sport fu resa possibile soprattutto dalla fondazione di una nuova associazione sportiva, l’UCEF o ZDTV (Unione delle Società per l’Educazione Fisica). Si trattava di un organismo sportivo sloveno-italiano per Trieste (allora Territorio Libero di Trieste), che politicamente lottava per l’annessione di Trieste alla Jugoslavia. L’Unione organizzava vari campionati e competizioni di calcio, ciclismo, pallacanestro e altro, offrendo al tempo stesso anche un sostegno finanziario a tutte le società che aderivano alla sua struttura. A Prosecco fu così riattivata con grande entusiasmo la Primorje, sciolta durante il fascismo: non era solo una società calcistica prosechina, bensì prosechino-contovellese. Vi giocavano infatti calciatori di entrambi i villaggi, ma erano troppi per una sola squadra. Poiché allora il calcio era l’unica disciplina sportiva sviluppata, si rese necessario trovare al più presto una soluzione, che naturalmente non tardò ad arrivare: la fondazione di una nuova squadra di calcio.

Furono i contovellesi a prendere questa decisione. Sebbene gli abitanti dei due villaggi avessero molti rapporti (avevano in comune la società culturale Ivan-Vojko, che gestiva l’intera attività culturale e anche sportiva di entrambi i paesi), tra le due comunità esisteva ancora una forte rivalità, le cui radici risalivano ai secoli precedenti. Le dicerie raccontano che un tempo i prosechini non riuscivano a raggiungere il mare passando per Contovello, perché i contovellesi li bersagliavano con pietre non appena mettevano piede sul loro territorio.

Così nacque, secondo la testimonianza dell’allora capitano Alojz Husuj, la società Ladja, la squadra di calcio di Contovello. Il nome riprendeva quello dell’associazione giovanile dei tempi precedenti la guerra, mentre la sede del club si trovava di fronte a quella della Società Agricola. I fondi per il restauro di questi locali furono offerti dall’Unione UCEF-ZDTV. Il problema principale della nuova squadra era il campo da gioco: la soluzione più semplice sarebbe stata affittare il campo di Mala Rouna a Prosecco. Ma qui riemerse nuovamente il campanilismo reciproco tra prosechini e contovellesi. I primi, infatti, non permisero in alcun modo che la Ladja utilizzasse il loro terreno. Per questo i calciatori della nuova squadra furono costretti a disputare le partite su altri campi, soprattutto a Opicina. Gli allenamenti invece si svolgevano nei terreni comunali, più spesso a Starčev dol.

La squadra di calcio Ladja disputò due campionati, nelle stagioni 1946-47 e 1947-48. Le divise della squadra erano bianche e blu, i colori del mare e delle navi con le loro vele: colori che furono poi adottati anche dalla società sportiva di Contovello. Il mare e le navi, che hanno contraddistinto e continuano a contraddistinguere la storia e la tradizione marinara di Cont

I veri derby erano soprattutto gli incontri con l’Union di Longera, mentre con la Primorje non ci furono mai partite di campionato, poiché quest’ultima giocava in una categoria superiore. Il primo campionato della Ladja fu piuttosto povero di risultati: tra 12 squadre in competizione, i contovellesi si piazzarono al modesto 10º posto. Nella stagione successiva, invece, le cose andarono decisamente meglio: 4º posto. Fu però anche l’ultimo campionato disputato dalla società calcistica di Contovello, prima del suo scioglimento. I dirigenti non erano infatti in grado di far fronte agli sforzi organizzativi sempre maggiori, ma la ragione principale stava nel legame storico con la Primorje, che continuava a chiamarsi Primorje Prosek-Contovello (Primorje PK) e ad accogliere nelle proprie file i calciatori contovellesi. Grande influenza ebbe anche la situazione politica del tempo, in particolare la risoluzione dell’Informbiro del 1948. Essa provocò una spaccatura tra i comunisti sloveni in babičevci (titoliani) e vidalijevci (filosovietici). Questa divisione portò a una frattura anche nelle attività culturali dei nostri villaggi. La politica colpì pure lo sport, poiché a Prosecco nacque un’altra squadra di calcio: l’Ilirija. Quest’ultima, legata alla Jugoslavia di Tito, partecipava al campionato insieme a squadre provenienti dalla Slovenia. Dopo lo scioglimento della Ladja, i calciatori contovellesi passarono quindi nelle file della Primorje o dell’Ilirija, a seconda delle proprie convinzioni politiche.

Gli anni Cinquanta furono anni di tensioni politiche e di incertezze territoriali, che si riflettevano anche nelle attività culturali e sportive. Gli sportivi di Contovello giocavano in gran numero a calcio nella Primorje PK, ma la società si trovava ad affrontare grandi difficoltà. Il campo di Mala Rouna fu distrutto nel 1947 a causa della costruzione della strada statale, e la stessa sorte toccò anche al nuovo campo di Cerovec. Per questo i nostri atleti dovettero disputare le partite su campi altrui. Poiché la Primorje non disponeva di un campo proprio, non fu possibile lo sviluppo del settore calcistico. A tutto ciò si aggiunse anche la soppressione dell’UCEF-ZDTV, che negli anni immediatamente successivi alla guerra aveva rappresentato un sostegno fondamentale per le nostre società. Per tutti questi motivi, dunque, l’attività sportiva dalle nostre parti entrò in crisi, e anche la Primorje PK sospese temporaneamente la propria attività.

Alla fine degli anni Cinquanta si tentò di porre rimedio alla situazione di crisi dello sport sloveno d’oltreconfine. Allo Stadio 1º Maggio si iniziò a organizzare la Settimana dello Sport Sloveno, durante la quale gli atleti sloveni d’oltreconfine di tutte le età gareggiavano in diverse discipline, partecipando sotto l’egida di varie società, organizzazioni e associazioni. Con il tempo, la Settimana dello Sport — in seguito ribattezzata Giochi Sportivi — ottenne un successo straordinario e divenne una grande manifestazione di massa, che ad esempio nel 1969 attirò ben 1482 partecipanti.

Tuttavia, tra tutte le società, organizzazioni e associazioni presenti alle prime edizioni dei Giochi Sportivi, non figurava un gruppo organizzato di contovellesi. Gli sportivi locali non mancavano, ma tutti gareggiavano sotto un’altra denominazione, a nome di qualche altro villaggio o società. Nel 1967 questa lacuna fu colmata: in quell’anno i contovellesi iniziarono a pensare seriamente alla fondazione di una propria società sportiva. In attesa dell’assemblea generale, parteciparono ai tornei di calcio, basket e pallavolo con il nome del loro villaggio, mentre alcuni singoli si cimentarono anche in discipline individuali. Se in basket e pallavolo i risultati furono piuttosto modesti, lo stesso non si può dire per il torneo calcistico, sia a livello seniores che giovanile. I contovellesi vantavano infatti una solida tradizione calcistica e portarono ai Giochi una squadra seniores di ottima qualità, composta da giovani locali. Divennero la vera sorpresa del torneo, nonostante l’alta competitività: partecipavano 14 squadre. Sconfissero nell’ordine Škamperle (2-0), Sovodnje (2-0 a tavolino) e Gaja (3-0), qualificandosi così inaspettatamente per la finale. La partita decisiva contro il Breg fu disputata nientemeno che a Valmaura, nello stadio Pino Grezar, il “tempio intoccabile del calcio italiano”. Ciò provocò vivaci proteste a Trieste. La squadra di Contovello, sotto una pioggia battente e davanti a un folto pubblico locale, resistette bene alla formazione favorita, già registrata presso la CONI, riuscì persino a recuperare lo svantaggio di un gol, ma alla fine lasciò il campo sconfitta per 1-2. Il trofeo come squadra più disciplinata del torneo calcistico fu solo una magra consolazione, ma attestò il comportamento sportivo esemplare dei contovellesi in una competizione segnata invece da polemiche, gesti antisportivi e persino ritiri di squadre in segno di protesta. Un simile comportamento spinse gli organizzatori, scoraggiati, a pensare di eliminare il torneo di calcio dai Giochi Sportivi. Ciò non avvenne, poiché il calcio era di gran lunga la disciplina più diffusa dalle nostre parti: la sua cancellazione avrebbe ridotto drasticamente il numero dei partecipanti ai Giochi.

Dopo i bei successi degli sportivi locali, divenne allora chiaro che era giunto il momento di un vero movimento sportivo a Contovello. A tale scopo era necessario fondare una società sportiva che riunisse tutti gli appassionati del paese e offrisse loro la possibilità di competere a un livello superiore.

Così gli abitanti del villaggio costituirono un comitato provvisorio, il cui compito principale era convocare l’assemblea generale di fondazione. Questa ebbe luogo il 25 ottobre 1967. La prima convinzione, sulla quale tutti i presenti si trovarono d’accordo, era che senza strutture adeguate non fosse possibile avviare alcuna attività sportiva. Per questo motivo si decise di iniziare con lavori volontari per costruire un campo all’aperto, e a tale scopo venne istituito un comitato preparatorio per la costruzione. Il suo primo presidente fu Josip Starc, presto sostituito da Marij Daneu. Per quanto riguarda il terreno, si parlò di edificare il campo su un appezzamento di proprietà della Società Agricola, allora completamente abbandonato e coperto di vegetazione. L’idea fu naturalmente sottoposta anche alla stessa Società Agricola, che acconsentì senza grandi difficoltà, ma per il contratto furono necessarie lunghe trattative, protrattesi per un anno intero. I membri della società infatti non credevano molto che un piccolo gruppo di giovani locali, senza alcuna risorsa economica né aiuti esterni, potesse portare a termine un lavoro così impegnativo come la costruzione di un campo sportivo, e perciò esitarono a lungo prima di cedere formalmente il terreno. Successivamente sorsero ulteriori problemi, perché i volontari scavarono grandi quantità di terra che poi veniva trasportata via con i camion, e la Società Agricola non era d’accordo con questa pratica. Alla fine, però, la società concesse l’autorizzazione necessaria, dietro pagamento di un prezzo simbolico di 100 lire.

I dubbi sulla possibilità di completare il campo non erano giustificati. I contovellesi — e non solo la generazione più giovane — si misero con decisione al lavoro volontario, già una settimana dopo l’assemblea costitutiva. I lavori iniziarono il 4 novembre alle 10 del mattino; il giorno precedente si era disputata la finale delle 10ª Giochi Sportivi, quella sfortunata partita contro il Breg. Dopo la sconfitta, dunque, i nostri calciatori non si persero d’animo, ma iniziarono subito a ripulire i rovi sul futuro campo da gioco. Il comitato preparatorio per il campo si riuniva una volta alla settimana, organizzando i turni di lavoro, lanciando campagne di raccolta fondi e pianificando anche due gite: una all’ospedale di Franja e un’altra al Črni vrh. I lavori si svolgevano ogni sabato e domenica, talvolta anche nei giorni festivi, e vi presero parte complessivamente circa 70 abitanti. Anche chi non lavorava attivamente contribuiva con il proprio aiuto, portando offerte in denaro o merende sul “cantiere”. Non mancarono le difficoltà: bisognava demolire muri a mani nude, scavare in profondità per cercare un terreno solido; l’inverno e il freddo rallentavano i lavori, che continuarono persino il 31 dicembre 1967. In quel periodo arrivò inoltre una novità che letteralmente conquistò i contovellesi: il primo Carnevale del Carso a Opicina. Quando iniziarono a preparare il loro primo e leggendario carro, la tunara, i lavori al campo si fermarono temporaneamente, ma del tutto. I successi sportivi potevano aspettare: al Carnevale bisognava vincere subito!

Dopo questa pausa i lavori ripresero. In quel periodo, in via Cereto, fu demolito un grande edificio. Tutto il materiale di risulta veniva allora trasportato con i camion alla discarica di Vižovlje. Poiché la pietra era indispensabile per costruire le fondamenta del campo sportivo di Contovello, gli abitanti si accordarono con gli autisti dei camion affinché il carico fosse portato direttamente a Contovello. In questo modo i camionisti avevano un tragitto molto più breve e accettarono volentieri la richiesta. Così a Contovello arrivarono ben 108 camion di materiale. Gli abitanti, lavorando a turni, utilizzarono tutta quella pietra per realizzare la base del campo, e successivamente portarono a termine anche gli altri lavori necessari.

Dopo due anni di sudore, duro lavoro ma anche di grandi soddisfazioni (molti non credevano nemmeno che un campo potesse nascere unicamente grazie al lavoro volontario), si poteva finalmente dire che il campo era pronto. Pronto affinché le nuove generazioni potessero praticare sport anche nel proprio villaggio, sul terreno di casa. Pronto affinché ogni abitante potesse entrarvi e mettere alla prova le proprie capacità sportive.

Il 21 novembre 1968 avvenne anche la fondazione formale della ŠD Kontovel, poiché in quella data venne approvato lo statuto della società e ottenuta l’iscrizione nel registro delle associazioni. Presidente fu nominato Stojan Lisjak, al quale seguirono Marjan Pertot, Drago Milič e Bogdan Bogatec.

La prima manifestazione sportiva a cui partecipò la neonata società di Contovello furono naturalmente i Giochi Sportivi, giunti allora all’undicesima edizione, che si svolsero nel 1969. Fu l’edizione più partecipata in assoluto: vi presero parte ben 25 società, e la rappresentanza di Contovello fu numerosa, con buoni risultati in quasi tutte le discipline. In particolare, nell’atletica le prestazioni dei nostri sportivi furono davvero notevoli. Norči Zavadlav, atleta locale che aveva già gareggiato nelle precedenti edizioni sotto l’egida di altre società, conquistò il primo posto nella corsa sugli 80 metri e salì inoltre sul podio nel getto del peso e nella staffetta. Accanto a lei si distinsero anche due giovani: Alenka Starc e Jana Ban. La prima ottenne ottimi risultati nel triathlon atletico e nel badminton; la seconda mise in mostra un grande talento sportivo, salendo sul podio sia in discipline di atletica che nel nuoto. Partecipò inoltre alla pallavolo e al badminton, e grazie a questa poliedricità si aggiudicò alla fine il prestigioso titolo di miglior atleta dei Giochi Sportivi. I contovellesi gareggiarono anche negli sport di squadra; le maggiori attese erano ovviamente riposte nel torneo di calcio, ma il Contovello non riuscì a ripetere la sorpresa di due anni prima. Accanto al calcio, però, si affacciarono due discipline che sarebbero diventate caratteristiche dello ŠD Kontovel in futuro: pallacanestro e pallavolo. I cestisti conquistarono il terzo posto su 10 squadre, ma va detto che la formazione era composta quasi esclusivamente da non locali. In campo c’era anche Peter Starc, giocatore del Bor, allora l’unico contovellese che conoscesse la pallacanestro e la praticasse attivamente. Nella pallavolo, Contovello presentò addirittura quattro squadre — giovanili e seniores, sia maschili che femminili — ma nessuna di esse raggiunse risultati rilevanti, poiché a Contovello non esisteva ancora una tradizione pallavolistica.

In ogni caso, l’11ª edizione dei Giochi Sportivi fu davvero un successo per Contovello, poiché la società si classificò al 6º posto nella graduatoria generale tra 25 squadre, un risultato davvero notevole per una “debuttante”.

La gioventù di Contovello accolse con straordinario entusiasmo il nuovo campo, il primo impianto sportivo del paese. Anche quando gli abitanti più anziani erano ancora al lavoro per completarlo, le giovani generazioni di ragazzi e ragazze passavano spesso a vedere l’avanzamento dei lavori e, quando necessario, davano anche “una mano”. Una volta terminato, si riversarono tutti sulla superficie in cemento del campo. Sia per i ragazzi, che vi giocavano a basket, sia per le ragazze, che praticavano pallavolo, il “kampo” divenne un luogo di incontro a tutte le ore, ma soprattutto lo spazio privilegiato per l’attività sportiva.

Ora davvero tutto era pronto perché l’attività sportiva a Contovello potesse svilupparsi pienamente: la società sportiva, il campo, la gioventù. La società esisteva già da due anni, ma non poteva ancora praticare né pallacanestro né pallavolo. Non era comunque attiva solo “sulla carta”, perché in attesa del campo il sodalizio promuoveva il tennis tavolo, che soprattutto nei villaggi del Carso contava un numero sempre maggiore di appassionati. Gli allenamenti di ping-pong erano guidati da Danilo Ukmar e Drago Milič, e si svolgevano a Prosecco, nella casa Sošč, allora sede del circolo culturale.

L’anno 1970 rappresentò dunque una tappa fondamentale: i giovani cestisti e le pallavoliste iniziarono ad allenarsi attivamente. Per quanto riguarda la pallacanestro, scese in campo una vera folla di ragazzi, in particolare delle annate 1960 e 1961: Marko Ban, Klavdij Starc, Mauro Čuk, Ivo Starc e altri presero in mano il pallone per la prima volta e provarono a tirare a canestro. Peter Starc, che con il Bor aveva già accumulato molta esperienza cestistica, insieme all’amico Stojan Kafol, assunse il ruolo di allenatore. In primavera ebbero inizio gli allenamenti: due volte alla settimana, per due ore ciascuno. I piccoli cestisti erano così entusiasti che non si accontentavano degli allenamenti ufficiali. Si ritrovavano sul campo a tutte le ore, tiravano a canestro, giocavano partite, oppure facevano il gioco del “giro del mondo”, con in palio un gelato. Se fosse dipeso da loro, avrebbero anche tirato calci al pallone da calcio, ma i più anziani del villaggio non lo permettevano, perché avrebbero rovinato del tutto il vicino campo coltivato. Questo entusiasmo raggiunse il culmine nei mesi estivi, quando i ragazzi erano liberi dagli impegni scolastici: insieme ai due allenatori, correvano al mattino lungo il sentiero fino a Grljan, si concedevano un breve bagno, poi tutti di nuovo a Contovello, sul campo. Nel pomeriggio la routine cambiava ben poco: ancora a piedi fino a Grljan e poi nuovamente in campo. Non passava giorno senza che qualcuno si vedesse tirare a canestro, palleggiare o correre.

I cestisti si stavano infatti preparando al loro primo campionato ufficiale. Nel 1971 anche lo ŠD Kontovel si iscrisse alla federazione cestistica FIP e nello stesso anno ebbe inizio il campionato. Le prime partite della squadra giovanile furono, dal punto di vista sportivo, una vera “tragedia”: i contovellesi non assaporarono neppure una vittoria, ma solo sconfitte pesanti. Nella prima partita riuscirono a segnare un unico canestro, mentre ne subirono a decine. Naturalmente affrontavano squadre che praticavano la pallacanestro già da dieci o più anni, perciò non vi erano motivi per scoraggiarsi. Gli allenatori, e soprattutto i giocatori, non si abbatterono minimamente; anzi, nelle stagioni successive continuarono ad allenarsi con ancora maggiore determinazione, decisi a migliorare i risultati in futuro.

Parallelamente al basket si sviluppava rapidamente anche la pallavolo. Le pallavoliste occuparono presto il campo all’aperto, montarono la rete e iniziarono a passarsi il pallone. Erano davvero numerose: provenivano tutte da Contovello e da Prosecco, e solo raramente qualche giocatrice arrivava da altri villaggi. La società non fece alcuna propaganda per la pallavolo altrove, poiché le giocatrici locali erano più che sufficienti: prima o poi ogni ragazza di Contovello e Prosecco provava a giocare a pallavolo. Talvolta nascevano discussioni con i cestisti, perché entrambi volevano utilizzare l’intero campo. La soluzione naturale fu la divisione: metà ai ragazzi, metà alle ragazze. In realtà i problemi non furono gravi, anche perché le pallavoliste erano in genere un po’ più grandi d’età e frequentavano il campo soprattutto la sera, e comunque meno regolarmente. Nel complesso, lo sviluppo della pallavolo fu molto simile a quello del basket: gli allenamenti si tenevano due volte alla settimana ed erano guidati da Norči Zavadlav, una vera appassionata di sport a Contovello. Anche al di fuori degli allenamenti, però, le ragazze trascorrevano molto tempo al campo, soprattutto d’estate. Non mancava neppure un gruppo di ragazzi che le seguiva, così che intorno al campo si radunava sempre una compagnia piuttosto numerosa; una consuetudine che continuò fino agli anni Ottanta.

Anche le ragazze, in gran parte della leva del 1958, disputarono il loro primo campionato nel 1971, anno in cui lo ŠD Kontovel si iscrisse anche alla FIPAV, la federazione italiana di pallavolo. Il problema della pallavolo era però che non si potevano disputare partite ufficiali sui campi all’aperto in cemento, ma solo nelle palestre. A Contovello, tuttavia, non esisteva alcun campo coperto, almeno fino al 1974, quando fu completata la palestra della scuola media inferiore di Prosecco. Per questo motivo le nostre pallavoliste disputarono i primi campionati direttamente allo Stadio 1º Maggio. All’aperto invece giocavano soltanto partite amichevoli, per lo più in occasione delle feste paesane nei vari villaggi del Carso.

L’anno 1971 non segnò soltanto l’inizio ufficiale delle sezioni di pallacanestro e pallavolo dello ŠD Kontovel, ma anche la fondazione, da parte degli abitanti più anziani, di un circolo scacchistico. La sezione di scacchi era guidata da Marjan Starc. Il torneo più importante disputato a Contovello si svolse nel 1975, quando vi ebbe luogo il 3º torneo provinciale a squadre di scacchi, al quale parteciparono 22 squadre delle province di Trieste e Gorizia, tra cui anche quella di Contovello. Su un totale di dieci turni, ben otto furono giocati nel nostro villaggio. La sezione scacchistica rimase attiva fino al 1977, anno in cui venne organizzato un torneo per il decennale della fondazione della società sportiva. In seguito, l’attività si spense gradualmente a causa del calo di interesse.

Negli anni 1971, 1973 e 1975 si svolsero le ultime edizioni dei Giochi Sportivi. Le manifestazioni avevano ormai compiuto la loro missione: rafforzare la coscienza nazionale, lo spirito sportivo e la competitività a un livello più elevato. Grazie ai Giochi Sportivi sorsero numerose società sportive slovene (in primo luogo lo ŠD Kontovel). Paradossalmente, però, fu proprio la registrazione di queste società nelle federazioni sportive e la loro iscrizione ai campionati ufficiali a risultare fatale per i Giochi stessi. Dopo l’edizione record del 1969, il numero di società e atleti partecipanti cominciò gradualmente a diminuire: molti erano già impegnati nei campionati ufficiali e, stanchi, rinunciavano spesso ai Giochi. Gli organizzatori tentarono in tutti i modi, con modifiche al sistema di gare, di mantenerli in vita, ma senza successo. Nel 1975 la partecipazione fu davvero scarsa, nonostante le aspettative di una larga adesione. Così tutto finì, e i Giochi Sportivi non arrivarono mai a celebrare il loro ventennale.

Il Kontovel fu tra le società che resistettero ai Giochi Sportivi quasi fino alla fine, partecipando all’edizione del 1973. La società prese parte a tornei di pallavolo, basket, calcio, atletica, tiro a segno e altre discipline; i nostri atleti ottennero anche risultati discreti, ma non ebbero più il rilievo di un tempo.

La crisi dei Giochi Sportivi non significò affatto una crisi per lo sport sloveno. Anzi, fu l’opposto. A Contovello ci fu un vero e proprio boom di attività, soprattutto nella pallacanestro. Ogni anno molti giovani cestisti si iscrivevano alla società, tanto che nella stagione 1974-75 il Kontovel disputò ben cinque campionati: 1ª divisione, cadetti, allievi, ragazzi e tornei di minibasket. A causa del grande numero di partite giocate sul campo all’aperto, emerse un serio problema legato agli spogliatoi. La federazione triestina invitò la società sportiva a trovare una soluzione, poiché in inverno persino gli arbitri erano costretti a cambiarsi sulle scale. Fu quindi necessario rimboccarsi nuovamente le maniche con il lavoro volontario e costruire degli spogliatoi, ossia una piccola casetta con docce e servizi igienici, che divenne anche la sede della società. Il terreno per la nuova costruzione fu donato da Marij Daneu. L’edificazione degli spogliatoi fu organizzata in modo molto ingegnoso: i volontari acquistarono dapprima, nello scalo ferroviario di Opicina, due tetti appartenuti a vagoni di un treno merci. Poi li portarono a Contovello e li saldarono insieme, ottenendo così un tetto ancora più grande. La nuova copertura fu quindi sollevata da terra con un paranco a catena (“veričel”), e solo allora si iniziò a costruire i muri. In questo modo il “barakin”, accanto al campo, fu una costruzione che ebbe il tetto prima ancora delle pareti.

Con l’aumento del numero di atleti e atlete si realizzò pienamente l’obiettivo che la società si era posta fin dalla sua fondazione: educare i giovani in un ambiente sano e familiare, rafforzare la coscienza nazionale e la loro presenza non solo nell’ambito sporti

Il numero sempre maggiore di squadre e giocatori portò naturalmente al bisogno di nuovi allenatori. A Peter Starc e Stojan Kafol si aggiunsero così Igor Lukša, Henrik Lisjak, Valter Ukmar e altri ancora. Nella stagione 1976-77 arrivò a Contovello anche il primo allenatore proveniente da fuori paese: Peter Brumen. A lui fu affidata la squadra dei cadetti, cioè quei giocatori che per primi avevano iniziato ad allenarsi a basket a Contovello. Da quella partita in cui segnarono un solo canestro erano passati sì meno di cinque anni, ma sembrava trascorsa un’eternità. In quel campionato infatti Klavdij Starc, Marko Ban e compagni furono vicinissimi a vincere il titolo provinciale, arrivando secondi dietro all’Hurlingham, squadra cadetti della formazione triestina di Serie A, con appena due punti di distacco. Fatale fu la sconfitta di misura contro una squadra ormai fuori dalla lotta per il primo posto, perché contro il diretto rivale Hurlingham persero una volta (62-69), ma nell’altra occasione lo travolsero (82-57). In ogni caso, il Kontovel si qualificò per la fase finale. In semifinale i nostri superarono l’Arte, mentre in finale incontrarono un vecchio avversario: di nuovo l’Hurlingham. Fin dall’inizio fu chiaro che nella federazione non volevano la vittoria dei contovellesi. In quella partita si susseguirono episodi antisportivi, decisioni arbitrali incredibili e palesi parzialità. Ciò portò a una sconfitta per 72-80, e successivamente a un ricorso scritto e orale dello ŠD Kontovel presso la federazione. Ma la società non ricevette mai alcuna risposta.

L’attività della sezione di pallacanestro si sviluppò anche a livello di collaborazione con altre società. Già nel 1972 il gemellaggio con un club di Maribor portò all’organizzazione dei Tornei dell’Amicizia. Da allora si svolsero ogni anno due tornei: uno a Contovello e uno a Maribor. Oltre ai padroni di casa vi partecipavano anche altre società slovene d’oltreconfine, club italiani e jugoslavi, conferendo così al torneo un carattere internazionale. Col passare degli anni non vi presero più parte le squadre seniores, ma soltanto le giovanili; tuttavia il Torneo dell’Amicizia raggiunse una straordinaria popolarità. Anche i media ne parlarono ampiamente, poiché il torneo confermava il legame della pallacanestro contovellese, e slovena in generale, con la scuola cestistica jugoslava. Il torneo si disputa ininterrottamente ancora oggi, e a Contovello continuano ad arrivare anche squadre di grande prestigio.

Oltre a questi contatti internazionali, negli anni Settanta lo ŠD Kontovel intrecciò stretti legami anche con altre società slovene. Nella stagione 1974-75 la società divenne membro della Unione delle Società Sportive Slovene in Italia (ZSŠDI). Fu proprio grazie a questa collaborazione che Peter Brumen arrivò sulla panchina dei cadetti del Kontovel.

In quegli anni nacque l’idea di unire le forze delle società slovene di pallacanestro, con l’obiettivo di innalzare il livello del nostro basket. Per la prima volta emerse dunque la volontà di cooperare, di collaborare reciprocamente, di scambiarsi giocatori e ingaggiare buoni allenatori dall’altra parte del confine. I colloqui con la società Polet di Opicina portarono così a un evento importante non solo per la pallacanestro slovena, ma per lo sport sloveno in generale: la fondazione dell’Associazione Sportiva Jadran. Quest’ultima esordì nella stagione 1976-77 nel campionato di 1ª divisione, l’anno successivo nel campionato di Promozione e anche in quello giovanile. Sebbene con questa scelta il Kontovel avesse perso praticamente tutti i suoi giocatori più promettenti, rimase sempre un convinto sostenitore della politica di unione, continuando ad appoggiarla anche quando, nel 1980, il Jadran si trovò sull’orlo del fallimento a causa di difficoltà economiche. Ciò significa che i successi del Jadran negli anni Ottanta furono in larga misura anche i successi del Kontovel, che offrì all’associazione sostegno, ottimi cestisti e calorosi tifosi.

L’inizio degli anni Ottanta fu dunque segnato dall’entusiasmo per i successi del Jadran: diverse promozioni consecutive fino alla clamorosa ascesa in Serie B, quando il quintetto titolare, quasi interamente composto da giocatori contovellesi, sconfisse nettamente lo Stefanel Treviso davanti a 5.500 spettatori al Palazzo dello Sport di Trieste. Ma anche lo ŠD Kontovel non rimase con le mani in mano: la passione per il basket si rafforzò ulteriormente e, con l’entusiasmo crescente, aumentò anche il numero dei giovani che si avvicinavano con passione alla pallacanestro.

Parallelamente sorse anche il problema degli spazi per gli allenamenti. Nella palestra scolastica di Prosecco i nostri cestisti avevano a disposizione troppo poche ore, ed era quindi necessario trovare nuove strutture. Alla fine degli anni Settanta la dirigenza della società, d’accordo con il proprietario — la Società Agricola — decise di restaurare la sala situata accanto all’Osteria Sociale, che versava in condizioni di degrado. Anche in questo caso fu necessario ricorrere al lavoro volontario, mentre i contributi economici per i lavori furono forniti dalla ZSŠDI e dalla SKGZ. Tuttavia, la ristrutturazione procedette molto lentamente: tra gli abitanti non vi era più quella determinazione e quell’entusiasmo che avevano caratterizzato la costruzione del campo all’aperto, così pochi continuarono a lavorare con costanza. A causa dei ritardi finirono anche i fondi, il che rese necessaria una nuova raccolta di denaro, con ulteriore perdita di tempo. La sala fu pronta solo nella stagione 1982-83. Gli sportivi, soprattutto i più giovani, però, si allenarono già nell’anno precedente, quando i lavori non erano ancora stati completati.

L’attività dello ŠD Kontovel non si basava soltanto sulla pallacanestro, sebbene questa fosse la forza trainante e la “disciplina regina” della società. Accanto al basket, infatti, operava con grande impegno la pallavolo femminile, che negli anni Settanta conobbe a sua volta una notevole crescita e una grande popolarità tra le ragazze di Contovello e Prosecco. Nella stagione 1976-77 le giocatrici del Kontovel presero parte a quattro campionati: 1ª e 3ª divisione, juniores e allieve; in seguito si aggiunsero anche le categorie ragazze e minivolley. Come per la pallacanestro, vi era un forte bisogno di allenatori. Accanto a Norči Zavadlav, nel corso degli anni si affiancarono Edi Starc, Dragica Hrovatin, Damjan Pertot, Nadja Rupel (allenatrice-giocatrice) e altri ancora. Nel 1975 rientrò inoltre al villaggio, dopo aver giocato in Serie B con il Sokol, la contovellese Jana Ban, che divenne giocatrice e, insieme a Riko Majovski, responsabile di tutto il settore pallavolistico.

In quegli anni la pallavolo era poco diffusa a Trieste, tanto che furono proprio le squadre slovene (Bor, Breg, Sokol, Sloga) a svolgere il ruolo principale nei campionati. Per favorire un progresso qualitativo della disciplina, la ZSŠDI organizzava ogni anno collegiali estivi a Rovigno, presso l’Istituto Superiore di Educazione Fisica, ai quali partecipavano anche le giocatrici del Kontovel.

Per quanto riguarda i campionati, la squadra seniores femminile di pallavolo del Kontovel ha militato finora tra i tornei di 1ª divisione e di Serie C2, senza però riuscire ad andare oltre. Le ragioni dei risultati non particolarmente rilevanti vanno ricercate nella disponibilità molto limitata della palestra di Prosecco, che negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta permetteva a diverse squadre persino un solo allenamento settimanale; inoltre, la sezione pallavolo non godeva del sostegno che invece riceveva la pallacanestro, e l’interesse degli stessi genitori era piuttosto scarso. Tuttavia, nella stagione 1981-82 le ragazze del Kontovel ottennero un prestigioso successo: dapprima vinsero il campionato provinciale e successivamente divennero campionesse regionali. In questo modo si qualificarono per le finali nazionali, che si disputarono a Battipaglia. Tra 20 squadre partecipanti, le contovellesi conclusero con un onorevole 11º posto.

La stagione 1983-84 portò a Contovello anche una nuova disciplina sportiva: la ginnastica ritmica per le bambine più piccole. L’obiettivo che la società si era posta era quello di avvicinare le più giovani all’ambiente sportivo e prepararle a una futura carriera sportiva, possibilmente all’interno della sezione pallavolo del Kontovel. I genitori accolsero con grande entusiasmo questa novità, tanto che le allenatrici Manca Firbas (fino al 1990) e successivamente Tatjana Gregori seguirono un numero davvero elevato di allieve. Le giovani ginnaste si esibivano anche negli intervalli delle partite di basket del Jadran e al tradizionale saggio annuale, che si teneva sul campo all’aperto di Contovello o nella sala della società. Quest’ultimo chiudeva la stagione delle piccole atlete, e il pubblico vi partecipava sempre numeroso. Negli anni Novanta il settore conobbe un lento calo di iscrizioni, dovuto sia alla diminuzione dell’interesse per la ritmica, sia al calo delle nascite, caratteristico della nostra epoca. A Contovello, tuttavia, rimase viva un’attività sportiva per i più piccoli: la ginnastica infantile.

Tornando al basket, gli anni Ottanta furono caratterizzati da un grande entusiasmo per questa disciplina. Molti ragazzini, non solo di Contovello e Prosecco, iniziarono ad allenarsi a Kontovel; qui venivano anche allenatori di fama mondiale, come Ranko Žeravica e Krešimir Ćosić, per dirigere allenamenti dimostrativi. In quel periodo la società partecipava ai campionati di tutte le categorie giovanili, mentre la prima squadra giocava nel campionato di Promozione. Dal settore seniores il Jadran attingeva i suoi migliori giocatori, tra cui Sandi Rauber. Quest’ultimo contribuì in modo determinante alla promozione in Serie B del “dream team” del Jadran e, successivamente, rimase per molti anni una vera colonna portante della nostra squadra unita.

Nonostante la cessione dei migliori giocatori, il Kontovel nella stagione 1990-91 ottenne un risultato di grande prestigio. Nella palestra gremita di Repen, i biancoblù — guidati da Igor Meden, storico allenatore del Kontovel e artefice di numerosi successi — sconfissero il Santos: una vittoria che significò la promozione in Serie D e diede il via a una grande festa. In quella partita si mise particolarmente in luce il quindicenne Jan Budin, che confermò anche a livello seniores tutto il talento già mostrato come cadetto e juniores. Nella stagione 1992-93 Budin passò poi alla squadra triestina di Serie A Stefanel, ma prima di allora aveva raggiunto grandi successi con le giovanili del Kontovel. I giocatori delle annate 1972-1975 costituivano infatti formazioni molto solide e omogenee, capaci di competere alla pari con le più prestigiose squadre giovanili italiane. I cadetti del Kontovel disputarono così anche la fase nazionale del campionato contro la formazione milanese della Philips: furono sconfitti, ma uscirono dal campo a testa alta.

Tutto il resto appartiene alla storia sportiva contemporanea. Oggi in tutto lo sport sloveno sono evidenti diverse difficoltà, dalle quali neppure il Kontovel è rimasto immune: il calo delle nascite, il numero sempre maggiore di nuove discipline sportive e di altre attività tra cui i giovani possono scegliere, il progresso tecnologico che spesso li trattiene davanti al computer di casa, i problemi di spazi e di allenatori. Tutto questo ha ridotto notevolmente il numero degli sportivi nello spazio sloveno d’oltreconfine. Lo ŠD Kontovel, però, affronta con grande impegno queste e altre difficoltà, continuando a diffondere tra i giovani del paese l’amore per lo sport, la solidarietà tra atleti e il rafforzamento del senso di appartenenza nazionale. A tale scopo cerca di consolidare i rapporti sia tra le nostre società che con i club italiani.

Nonostante le difficoltà menzionate, oggi il settore cestistico del Kontovel conta numerose squadre giovanili e una formazione seniores che milita in Serie D. Ancora più rilevante è però l’attività del settore pallavolistico, che comprende ben 60 giocatrici. Nella scorsa stagione la prima squadra ha sfiorato la promozione dalla 1ª divisione alla Serie D, mentre le squadre giovanili hanno ottenuto ottimi risultati. Tra tutte spicca la formazione under 14, che ha conquistato il titolo regionale e, a Bolzano, il terzo posto al torneo interregionale. Le giovani campionesse regionali sono in gran parte figlie di quelle atlete che anni fa iniziarono a giocare a pallavolo a Contovello, e che in tutti questi anni sono sempre rimaste accanto alla società, contribuendo ai suoi successi.

Lo ŠD Kontovel ha raccolto numerosi successi nella sua storia. Il fatto che in questo periodo abbiano aderito alla società intere generazioni di giovani, ragazzi e ragazze, dimostra chiaramente quanto impegno, tempo e volontà abbiano dedicato tutti i membri, dai presidenti agli allenatori, dai dirigenti fino al più giovane giocatore di minibasket. Gli sforzi sono stati ripagati: ben cinque cestisti del Kontovel hanno indossato la maglia di squadre di Serie A. Ma soprattutto, anche grazie al loro esempio, i giovani hanno imparato ad amare lo sport. Un’attività che unisce, che porta vittorie e delusioni, che mantiene sano il corpo e lo spirito, che contribuisce alla crescita della persona. Un’attività che a Contovello ha messo radici in cento anni di storia e che, ci auguriamo, continuerà a portare grandi soddisfazioni a tutti gli sportivi e agli operatori del nostro paese.

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